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Mind wandering: i pensieri inutili che ci rendono intelligenti!

Che l’intelligenza umana non potesse ridursi alla mera valutazione psicometrica, è cosa condivisa da molti. Ma immaginare che quando la nostra mente vagabonda lontano dalla realtà stia lavorando alla soluzione di problemi molto rilevanti per la nostra vita… questo sì, è rivoluzionario!

Molte sono le ricerche condotte sul mind wandering , o daydream, dai primi lavori di Singer (1964) ad oggi, ma tuttora l’attività mentale più frequente nell’uomo (si stima circa il 50% delle ore di veglia!) sfugge a qualunque definitiva interpretazione: a cosa ci serve sognare ad occhi aperti mentre lavoriamo? O ripensare al nostro capo, mentre leggiamo un libro? O trovarci a passeggiare in montagna, mentre facciamo la spesa? Perché tutte queste energie apparentemente finalizzate a nulla?

A queste domande sembra rispondere La Teoria dell’Intelligenza Personale di Kaufman e collaboratori, secondo i quali l’intelligenza sarebbe il risultato della dinamica interazione tra impegno e abilità innate, osservata in un periodo di tempo prolungato, finalizzata al raggiungimento di obiettivi personali importanti (Kaufman, 2013). […]

In questa cornice, il vagabondare della mente – considerato altrimenti un’attività altamente fallimentare e costosa dal punto di vista delle sole performance cognitive, poiché portatrice di pochi o nessun beneficio nell’immediato (Mooneyham and Schooler, 2013) – potrebbe assumere un ruolo centrale e molto costruttivo nella soluzione di problemi che non hanno a che fare con il qui ed ora, ma che riguardano obiettivi personali e di vita a lungo termine. […]

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Informazioni su Camilla Marzocchi

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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